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Guarda che radio!   Stampa  E-mail
Friday 04 June 2004
Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente". Così cantava Eugenio Finardi nella sua "La radio". Era il 1976, erano gli anni delle prime radio commerciali, del pionierismo dell'etere libero che ha fatto crescere il medium popolare per eccellenza, che dalla gente è arrivato e dalla gente continua a essere amato e seguitissimo.
Se ne è avuta la conferma la scorsa fine settimana a Riva del Garda, in provincia di Trento, dove si è tenuto RadioIncontri, "un'occasione di incontro, confronto (anche di "scontro" e di sfida musicale e sportiva) tra i protagonisti delle trasmissioni più ascoltate", come è stata definita dagli ideatori, Massimo Cirri e Renzo Ceresa.

I due, rispettivamente conduttore e curatore del programma di Radio2 "Caterpillar" hanno organizzato la tre giorni di kermesse (14, 15, 16 maggio) nella quale hanno portato i protagonisti della radio in mezzo alle persone, a confrontarsi con la gente e tra di loro per tastare gli umori del pubblico, quelli di chi sta sempre on air e il grado di affezione degli ascoltatori; un'occasione anche per studiare le reazioni di chi fruisce la radio, una volta messo a tu per tu con quella che, da sola voce, diventa volto e persona in carne e ossa. Quattro concerti (suggestivo quello della Piccola Orchestra Avion Travel) e una RadioRegata hanno integrato e completato gli interventi dei protagonisti.

Dario Vergassola, il Trio Medusa, la Gialappa's Band, Linus, Renzo Arbore, Nicola Savino sono solo alcuni dei nomi dei "radiomaniaci" che si sono alternati nei diversi dibattiti sui palcoscenici di Riva del Garda per parlare, raccontare, essere tempestati di domande e sepolti dall'affetto delle persone. E l'impressione che si è avuta a conclusione della manifestazione trentina è che l'esperimento sia riuscito, e anche bene.

La gente ha partecipato agli incontri, ha fatto domande, assediato i beniamini, testimoniato il proprio attaccamento per un mezzo la cui caratteristica, sottolineata da tutti gli intervenuti, è stata la libertà. Bastino le parole del Trio Medusa, che ha definito la radio una «palestra di vita», o quelle della Gialappa's Band, che alla domanda «Meglio la radio o la tv?» ha risposto all'unisono: «La radio tutta la vita. In radio ci si diverte più che in televisione».

Libertà d'espressione dunque, ma anche di scelta. Ogni giorno infatti, in Italia trasmettono oltre 600 emittenti, con 36 milioni di persone che le seguono; le 12 maggiori radio raccolgono circa il 75% degli ascolti e in generale il mezzo radiofonico è considerato ancora oggi quello in cui l'interazione tra chi lo fa e chi l'ascolta è più attiva e radicata, più ancora che nel caso di internet. Numeri e percentuali ben al di sotto di quelli che caratterizzano il mondo della televisione, dalla cui sudditanza però la radio si è ormai liberata. Eppure...

Eppure proprio da questo punto si può partire per muovere l'unico appunto alla manifestazione di Riva. È vero, tutti i personaggi che hanno incontrato il pubblico sono voci della radio, continuano a farla, ma buona parte di loro ormai deve tanta della propria fama alla televisione. Insomma, per promuovere la radio il mezzo migliore è risultato ancora la tv. Forse una scelta, perché quella del 2004 è stata la prima edizione di RadioIncontri ed era necessario farla conoscere; forse perché alcune delle "voci senza volto" non hanno potuto essere della partita. Sta di fatto che la tv ci ha messo il suo zampino anche se, a lavori terminati, si può senz'altro dire «Buona la prima».
 
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